Bergamo, le seconde generazioni si raccontano in un film (09/04/2019)


Micaela è nata a La Paz nel 2002. Oggi studia e vive a Roma. Ma desidera tornare in Boliva e frequentare lì l’università. Federico, invece, è nato in Italia da genitori cinesi, ha 16 anni e vive anche lui a Roma. Frequenta l’Istituto Sacro Cuore di Roma e indirizzo giuridico-economico e voleva a tutti costi spiegare ai suoi amici italiani cosa fanno i ragazzi cinesi al pomeriggio quando si riuniscono in gruppo. Oppure Ludovica che desiderava indagare sulle sue origini armene ed entrare fino in fondo dentro alla parola genocidio per capire perché sua nonna e sua zia, che quel genocidio l’hanno conosciuto da vicino non ne vogliono più sentir parlare. E ancora Scilla, nata ad Amsterdam nel 2000, che oggi è studentessa presso il liceo classico Giulio Cesare di Roma. Le loro storie, i loro racconti, sono diventati un film.

Flying Roots è un documentario d’auto-narrazione sulla ricerca del sé e della propria identità di un gruppo di adolescenti, che si interroga su alcune domande per loro più urgenti: chi sono io, quali sono le mie origini, qual è il mio futuro. Il film è prodotto da ZaLab, associazione che si occupa di produzione, distribuzione e promozione di documentari sociali e progetti culturali.

Ma Flying Roots è anche un progetto di cinema sociale che si è svolto nel quartiere Esquilino dove si assiste ad una storica e molto elevata presenza migratoria, e in particolare in Piazza Vittorio Emanuele II, diventata simbolo della multiculturalità a Roma.

«Flying roots letteralmente significa “radici volanti”, nasce da un progetto di video partecipato, e vuole essere uno stimolo a ragionare sulla propria identità e sulle radici delle nostre famiglie», dice Davide Crudetti socio di ZaLab. «Quali sono le nostre radici e da quali terreni si muovono? Cosa significa essere italiano? Cosa significa appartenere a più identità? Qual è l’identità del quartiere di Piazza Vittorio e come si può raccontare al cinema?».

«Attraverso la tecnica del video partecipativo», dice Davide Crudetti, «i ragazzi sono incoraggiati a riflettere sulla loro percezione di identità come cittadini attivi e sul significato di concetti come “altro” e “straniero”, quali temi legati alle loro esperienze di vita. La scelta di usare il video partecipativo, coinvolgendo i partecipanti in attività laboratoriali e condivise, rappresenta il punto di forza distintivo del progetto, grazie alla capacità di questa metodologia di stimolare partecipazione attiva e favorire lo sviluppo del pensiero critico ed autoriale, tanto sul versante creativo-narrativo quanto su quello politico-sociale».

Il documentario, che ha già riscosso successo in alcuni festival, sarà tra i 15 film in concorso durante la 13esima edizione dell’Integrazione Film Festival in programma a Bergamo e Sarnico dal 10 al 14 aprile, promosso dalla cooperativa Ruah con Lab 80 film. «Iff», ha dichiarato il direttore artistico Giancarlo Domenghini, «non è solo un festival ma anche e soprattutto un progetto: realistico e ambizioso. Il tema dell’integrazione continuerà ad interrogarci all’interno della società italiana ed europea. E noi continueremo ad insistere con una proposta cinematografica di qualità capace di parlare alle persone».


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