Bonomi: «Quelle tracce di comunità nell’Italia vista rasoterra» (22/02/2019)


Come la struttura cooperativa e mutualistica delle origini dei dettaglianti si è evoluta sino ad affrontare la sfida delle reti globali della grande distribuzione, con sullo sfondo il tema della digitalizzazione, dell’e-commerce e del modello Amazon? E in questo scenario: cosa rimane del mutualismo e della solidarietà delle sette cooperative che compongono Conad? Nel Grande Viaggio Insieme di Conad ho cercato le risposte a questi interrogativi incamminandomi lungo un percorso di ricerca-azione che ha fatto dello slogan «Persone oltre le cose» una narrazione di vite minuscole, una sorta di antropologia del quotidiano, sino a teorizzare che «il supermercato non è un’isola», con tanto di presunzione di farne un piccolo saggio sui cambiamenti della società italiana vista «rasoterra» – dal banco del salumiere, mi verrebbe da dire.

Cosa ho trovato in questo viaggio nei territori? Tracce di comunità, questo ho trovato innanzitutto. Tracce di comunità in un’Italia chiusa nell’epoca del rancore. Tipicamente nella stagione del rancore, cooperazione, mutualismo e solidarietà diventano inoperose, lasciando spazio a un’operosità rinserrata in gated community delle élite, impermeabili ai flussi in alto e in basso, comunità chiuse dal localismo maligno dei tanti in preda alla paura di diventare ultimi che cercano il capro espiatorio quando la comunità si fa maledetta, alla ricerca dell’Heimat del sangue, del suolo e delle religioni. Nel Grande Viaggio ho assistito invece a una metamorfosi. Una sorta di intelletto collettivo sociale a matrice cooperativa è emerso al di là e al di sopra delle paure del rancore. Un intelletto collettivo che si è snodato valorizzando luoghi simbolici delle comunità stesse: sale parrocchiali, centri di aggregazione, centri culturali, teatri comunali. Fino al supermercato. Il supermercato che non è un’isola. E anzi, diventa un osservatorio delle crisi sociali.

Il Grande Viaggio Insieme attraversa un’Italia nell’epoca del rancore e diventava quindi importante per un gruppo come Conad cercare tracce di comunità di cura, là dove la solidarietà e il mutualismo si alimentano di un’identità che sta nella relazione con l’altro da sé. Diventava importante capire quanto la forma cooperativa fosse motore di una comunità operosa in relazione con le questioni sociali del territorio. La ricerca-azione sul territorio aggiungeva alla società dello spettacolo e del marketing territoriale del Grande Viaggio Insieme un momento interagente con e per i soci, interrogandoli sul loro fare impresa con una rivoluzione del punto di osservazione che passava dalla piazza spettacolare ai sottoscala della Caritas, alle comunità di cura che si occupavano degli ultimi, dei migranti, della società dello scarto della nostra epoca, che lo sguardo dei bottegai intercettava spesso nel fare la spesa e nel consumare di quelli che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. Insomma un percorso di ricerca-azione per rendere visibili gli invisibili, spesso non illuminati dai riflettori della società dello spettacolo.

Per andare oltre nell’Italia in metamorfosi, ci siamo fatti, dunque, aiutare dallo sguardo dei soci Conad, chiedendo a loro una geografia sociale ed economica. Ebbene, secondo i soci la connessione tra attività imprenditoriale e azione comunitaria è in grado di produrre un’articolata serie di benefici (ancor più evidente tra i soci del Mezzogiorno) lato clienti, lato collaboratori e lato personale. In tutti i casi si tratta di effetti benefici sulla dimensione dell’appartenenza: quella dei clienti e dei collaboratori al punto vendita, quella del socio al contesto locale.

Esemplare il caso delle uova di Pasqua raccontato da una socia Conad di Ancona: «Avevo già fatto le rese, la Pasqua per me era finita, ma continuavano a chiedermi le uova, non mi ero resa conto che il mio piccolo supermercato non è oggi un’isola, è all’interno anche di una comunità ortodossa, per loro la Pasqua iniziava quando per me era finita». Microstoria da dettaglianti che colgono come appunto il supermercato non sia un’isola ma un luogo ricco di biodiversità umana, stando dentro l’arcipelago delle etnie, delle culture, dei credo religiosi. Della metamorfosi cooperativa che non si arrende al rancore.


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