Italia, dov’è più difficile essere madri? (07/05/2019)


Sono quasi 10 milioni le donne con figli minorenni in Italia. Scelgono la maternità sempre più tardi (l’Italia è in cima alla classifica europea per anzianità delle donne al primo parto con una media di 31 anni) e risulta sempre più difficile conciliare maternità e lavoro tanto che il 43,2% delle donne tra i 25 e i 49 anni con figli minorenni risulta non occupata.

Le mamme italiane, lamentano poco sostegno per chi decide di mettere al mondo un figlio e una scarsa rete di servizi per la prima infanzia. Complicata anche la vita delle mamme lavoratrici: buona parte del 40,9% di madri con almeno un figlio è costretta a scegliere un regime di part-time pur di continuare ad avere un’occupazione lavorativa.

In un Paese in cui la natalità ha toccato un nuovo record negativo – 449 mila nascite nel 2018, 9 mila in meno rispetto all’anno precedente – registrando la nona diminuzione consecutiva dal 2008. Le mamme italiane hanno pochi figli, con un numero medio per donna pari oggi a 1,32, ben lontano dai 2,38 del 1970. Diminuiscono le famiglie numerose (5,3%); mentre è quasi raddoppiata, la percentuale di famiglie con un solo genitore (10%, in prevalenza madri).

Il report di Save the Children mostra una condizione ancora molto critica. La ricerca include l’Indice delle Madri, elaborato dall’ISTAT, che identifica le Regioni in cui la condizione delle madri è peggiore o migliore sulla base di 11 indicatori rispetto a tre diverse dimensioni: quella della cura, del lavoro e dei servizi. Inoltre, anche quest’anno, l’indice evidenzia i principali mutamenti che hanno interessato la condizione delle madri dal 2004 ad oggi nei diversi territori.

Un tasso di disoccupazione femminile, e in particolare delle madri, tra i più alti in Europa, impossibilità nel conciliare vita privata e impegni professionali, radicate difficoltà di carriera e di crescita salariale, forte squilibrio nei carichi familiari tra madri e padri, una scarsissima offerta di servizi educativi per l’infanzia. Un quadro critico che si riverbera sul benessere delle madri, ma che affonda le radici nelle pesanti disparità di genere in Italia.

Il nostro Paese si attesta nel 2018 al 70° posto (su 149 Paesi presi in esame) del Global Gender Gap Report, perdendo ben 29 posizioni dal 2015. Uno squilibrio che grava in misura maggiore sulle mamme più in difficoltà: le donne che provengono da un contesto socio-economico disagiato, le mamme sole e quelle di origine straniera, per le quali ai problemi qui evidenziati si aggiungono spesso quelli delle barriere linguistiche, della mancanza di una rete familiare di sostegno e di un difficile accesso ai servizi sociali e sanitari.

LA DISEGUAGLIANZA TRA REGIONI

I dati diffusi fanno emergere la notevole diseguaglianza tra territori che hanno comunque attivato politiche di sostegno, in particolare al lavoro femminile e ai servizi (prevalentemente al nord), e territori invece ancora troppo carenti da questo punto di vista (soprattutto al sud). Le Province autonome di Bolzano e Trento conservano negli anni i primi posti della classifica, seguite da Lombardia (3° posto, dall’8° dell’anno scorso), Valle D’Aosta (4°), Emilia Romagna (5°) e Friuli-Venezia Giulia (6°). Tra le regioni del Mezzogiorno fanalino di coda della classifica, la Calabria risulta quella dove è più complicato essere madri e perde due posizioni rispetto al 2017, preceduta da Sicilia (20° posto), Campania (che pur attestandosi al 19° posto guadagna due posizioni rispetto al 2017), Basilicata (18°) e Puglia (17°).

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