Le giuriste a Salvini: «La solidarietà è un dovere inderogabile, lo dice la Costituzione» (10/07/2019)


Trentasette giuriste hanno firmato un appello in dissenso con la politica del Governo sui migranti. Si intitola “Sappiamo” e non vogliamo tacere e vuole «aggiungere la nostra alle tante voci che rifiutano di essere indifferenti rispetto alla tragedia che si sta compiendo nel nostro mare e sulle sue coste». La petizione su change.org alle 10,30 di questa mattina aveva già raccolto 1.130 adesioni. Joëlle Long, dell’Università degli Studi di Torino, è fra le prime firmatarie dell’appello.

Quali sono i punti della vostra critica?
Riteniamo, da giuriste, che impedire azioni umanitarie a favore migranti non solo violi un imperativo morale ma sia contrario alla legge e in particolare alla nostra Carta costituzionale e al diritto internazionale. Il riferimento è anzitutto al dovere di ogni Stato di rispettare i diritti fondamentali di ogni essere umano e al dovere di “solidarietà, politica, economica e sociale” (art. 2 della Costituzione). In concreto, come diciamo nella lettera, questo significa che «le vite di naufraghi, migranti e rifugiati vanno protette; il loro salvataggio in mare va garantito; la solidarietà verso i più deboli non va criminalizzata».

Perché tutte e sole donne? Cosa volete sottolineare con questa scelta?
L’iniziativa è nata spontaneamente fra un gruppo di colleghe accomunate da un’idea, ma l’obiettivo è il massimo coinvolgimento, indipendentemente dal genere. Detto questo, e a titolo personale, mi pare che essa esprima l’esistenza nella maggioranza delle donne, e nelle giuriste in particolare, di una specifica capacità di cogliere i bisogni della società e di intervenire in concreto e in prima persona. Proprio perché nel nostro Paese sono ancora frequenti, in ogni ambito della società, linguaggi e comportamenti sessisti, il fatto che un gruppo di professioniste ragioni sui fatti e dichiari di volersi impegnare nella vita pubblica portando le proprie competenze e conoscenze mi pare debba essere accolto positivamente.

«Di fronte all’orrore che credevamo non potesse più ripetersi nella storia recente, con questo appello scegliamo di ripudiare l’indifferenza», scrivete. E anche: «Questa lettera aperta è per noi l’inizio di un impegno che assumiamo: contribuire a scalfire il muro dell’impotenza di fronte alla tragedia che si consuma sotto i nostri occhi». Senza retorica, quanto vede rischiosa l’indifferenza di oggi?
Tanto. E rispetto a questo ritengo che le Università abbiano una responsabilità sociale specifica che è quella di essere delle “sentinelle” che captano, analizzano e ritrasmettono. È nel nostro DNA. Come ricercatrici dobbiamo essere capaci di analizzare criticamente la realtà, formulando e confutando letture proprie e altrui. Come docenti, siamo chiamate a sviluppare negli studenti la capacità critica e l’autonomia di giudizio. Inoltre, sono ormai anni che si parla di “Terza Missione” degli atenei proprio per sottolineare che la nostra mission è di aprirci alla società e al territorio, mettendo a disposizione le nostre conoscenze e competenze e dunque prendendo posizione e contribuendo al dibattito politico e sociale su tutti i temi di interesse generale.

Un facile riferimento letterario è alla poesia del pastore Niemöller che dice «quanto i nazisti presero i comunisti, io non dissi nulla perché non ero comunista… poi presero gli ebrei e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare». Ecco, anche da mamma che come tutti i genitori vorrebbe un mondo migliore per mio figlio e per tutti i bambini del mondo, vorrei aggiungere la mia a tante altre voci per dire che voglio che il mio Paese rispetti le norme costituzionali ed internazionali in materia di tutela dei diritti umani e di protezione della persona migrante.

Il fatto che la retorica dei porti chiusi sia utilizzata sostanzialmente solo per le persone raccolte dalle navi delle ong, ha fatto dire a più persone che ad essere radicalmente sotto attacco sono in realtà le ong, il non profit, il mondo della solidarietà, tanto che si è usata anche l’espressione “reato di solidarietà”. La solidarietà oggi è già reato? Lo può diventare davvero?
Ripeto quanto detto sopra: la solidarietà “politica, economica e sociale” è un dovere “inderogabile” costituzionalmente sancito.


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