Scampia, se cadono le vele (09/05/2019)


La chiamano “estrema periferia urbana”. “Territorio di frontiera”; “comunità dormitorio”; e nell’immaginario di tutti, napoletani e non, Scampia è il cuore della malavita, dello spaccio di droga nelle piazze desolate. Eppure nella periferia nord della città di Napoli, 40mila abitanti aspettano e sperano nel riscatto. Quello di cui hanno bisogno è una possibilità. Attenzione. Un’alternativa possibile.

E una delle alternative dovrebbe arrivare lunedì 13 maggio quando inizieranno i cantieri della demolizione della vela verde. Saranno abbattute tre delle quattro vele esistenti. L’ultima sarà riqualificata per diventare centro di aggregazione.

La prima vela dovrebbe essere abbattuta entro 180. Gli attivisti del quartiere srotolano lo striscione: “Ha vinto la lotta, adios”. «L’abbattimento delle vele», dice padre Fabrizio Valletti del centro gesuita di formazione culturale e professionale “Alberto Hurtado”, «è la liberazione da un fantasma che pesa sulla vita di tutto il quartiere».

«Ma», continua padre Valletti, «un conto sono le cose che si dicono, un altro quelle che si fanno. Spero davvero che questa volta non vengano tradite le aspettative dei cittadini». Non tutti gli abitanti delle vele sono risultati assegnatari dei nuovi alloggi popolari. Per il momento gli ultimi abitanti della vela verde, la prima che sarà abbattuta, si trasferiranno in un’altra vela ancora».

«Le vele», spiega Valletti che dagli anni 90 con il centro hurtado ha provato a proporre alla cittadinanza opportunità culturali e lavorative, allo scopo di sensibilizzare il territorio al cambiamento socio-culturale, «sono un simbolo negativo, di disagio e emarginazione per tutti quelli che abitano il quartiere. Se poi si riuscisse davvero ad abbattere tutte e tre le vele riqualificando, a beneficio dei cittadini, l’ultima, sarebbe davvero un segnale positivo».


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